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..La vita fugge et nn s'arresta un hora.."Coloro che non furono mai sventurati non sono degni della loro felicità" Niccolò Foscolo. |
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In questo blog non c'è nessun messaggio positivo. Forse qualcuno, ma ben nascosto.
8月21日 Considerazioni sull'agire umano.Queste sono riflessioni spurie in un momento di ben poca lucidità. Il caldo estivo e lo stesso soggetto di questo intervento, l'agire umano, uccidono. A nulla vale la brezza notturna che, pure un po', rinfresca l'aere, sì come la logica, che cerca di spiegare e giustificare la routine dell'essere umano in vita. Anche perché, morto, un essere umano di routine ne ha ben poca. Le azioni umane, diceva qualcuno, sono regolate e frutto dell'azione di due forze: Amore e Odio. Se volessimo applicare i criteri della neo-lingua orwelliana a questa sentenza, essa apparrebbe trasformata. Infatti non esisterebbe più una delle due forze, l'Amore o l'Odio, in quanto una sarebbe semplicemente la negazione dell'altra. Amore e non-Amore, oppure Odio e non-Odio. La prospettiva di visione è qui indifferente. Queste due forze non sono sottoponibili a logica. Affermazione pericolosa, in quanto l'agire sotto l'impulso di una forza non è prevedibile, ma sarebbe logico in quanto risponde all'istinto. E l'istinto è logica pura, in quanto chi ha fame mangia, chi ha sete beve e così via. Tuttavia credo sia opportuno staccarsi dal campo dell'istinto, in quanto difficilmente applicabile ai sentimenti umani, o almeno mi auguro che sia così. Se così non fosse, allora strapperò queste vesti e non impedirò più alla mia volontà di sfogarsi come meglio crede, in barba all' "animalità" della cosa. Non esiste quindi una logica dell'Amore o del suo contrario. E nonostante sia qui ad affermarlo, il mio ego ancora non riesce a capacitarsene. Perché stupirsi e soffriire, quando non ve ne è motivo, di una azione o delle sue conseguenze? La mancanza di controllo è sofferenza, quella vera. Se si fosse in grado di controllare le proprie emozioni, allora si che non ci sarebbe più dolore. L'impassibilità e la freddezza non esistono se non nella loro apparenza purtroppo. E questo comporta molte cose, positive e negative oggettivamente, negative e basta a livello soggettivo in questo momento. Frustrante non avere risposta alle domande che turbinano nella propria mente. Frustrazione e odio insieme (odio inteso come non-Amore, o amore di se stessi, in quanto si odia per un miglioramento della condizione personale) quando ci si rende conto di essere impotenti, e si è aggrappati ad un nulla per il futuro. Infantile frustrazione colma d'odio tutto sommato. Il futuro non sarà mai cosa certa. Ma rimane frustrante egualmente. Sono tentato di pensare che la persona proietti un'aura attorno a se, che gli altri percepiscono ognuno in modo diverso. Spiegherebbe moltissime cose, dopotutto, per quanto sia assurdo. In tanti momenti ci si aggrappa proprio a tutto pur di sopravvivere. E' questo il problema della razza umana. 2月13日 BahQuesta è una riflessione sui classici. Si e no. Ormai sto esaurendo gli argomenti di mio interesse, purtroppo. Abbiamo sempre avuto il grave problema della mancanza di fonti dirette. Chissà quante altre storie avrebbero avuto i greci da raccontare, ormai tutte perdute nelle nebbie della storia. Questa volta non proporrò alcuna riflessione su episodi mitici, o almeno in maniera diretta. Tratteremo bensì un argomento a me molto caro, in linea con lo spirito della prossima festa di San Valentino, la quale io personalmente detesto, in gran parte per invidia, almeno nella sua parte commerciale e massificata. Il concetto della festa è importante, non la festa stessa. Oggi parleremo della più grande forza, a detta dei greci, del mondo: Eros. Eros non è Cupido: questa è la prima grande riflessione di partenza. Cupido non era il dio dell’amore, ma il suo meccanismo. Il dio scagliava la sua freccia al cuore di due persone, facendole innamorare. Ma chi è il dio allora, appurato che Cupido è un mezzo? Siamo tentati di dire: Afrodite. In effetti devo ammettere che l’antichità era un po’ e confusa e confusionaria. Afrodite secondo la tradizione è un’altra dea dell’amore, si, come Cupido. Ma non è LA dea dell’amore, in quanto strettamente legata all’attrazione fisica. Per fare un esempio, ricordiamo la vicenda di Paride, senza esplicarla portando il discorso per le lunghe. Paride si innamora di Elena che è la donna più bella. Punto. Abbiamo quindi concluso che Cupido è il dio dell’innamoramento, e che Afrodite è la dea dell’attrazione fisica. E siamo ancora senza una risposta. Sappiamo che la religione greca era politeista e fortemente legata al concetto fisico di natura. Tuttavia, non trascurando l’acume filosofico dei nostri amici d’oltreadriatico, non possiamo affermare che fossero privi di divinità concettuali. Pensate all’Ellenismo, e alla dea Tuke, la visione deizzata della Sorte. Dobbiamo essere grati, in questo caso, a zio Platone, soprattutto quando ebbe l’intuizione geniale di scrivere “Il simposio”, uno dei suoi dialoghi più belli (nella mia classifica personale, viene subito dopo il suo capolavoro Fedone). Alcibiade e Socrate concludono che c’è un dio-concettuale per l’amore alla stessa stregua della dea Tuke. Ma non hanno affermato niente che già non si sapesse: già Esiodo, nella sua Teogonia, era arrivato a stabilire che Eros era una delle “forze innate”, indipendenti da qualsiasi divinità Olimpica e loro superiore. Ma come si manifesta questa forza innata? Se abbiamo detto che Afrodite è legata all’attrazione fisica, che Cupido è un mezzo, cos’è esattamente Eros? Eros è tutto ciò che è al di fuori del fisico e del meccanico. E’ quella forza nascosta e terribile che, alla vista della persona amata, ci chiude lo stomaco, ci secca la gola, ci paralizza la lingua. Per quanto il mio amore Schopenhauer abbia cercato di affermare il contrario (il filosofo tedesco dice che dietro l’illusione dell’amore c’è il freddo Genio della specie che non vuole altro che la sua perpetuazione, eternizzando così la volontà di vivere ed indi il dolore) l’amore, non l’intelligenza, è ciò che ci distingue dagli animali. Per quanto libri come “Seta” di Baricco abbiano cercato di affermare che l’espressione ultima e più perfetta dell’amore è nell’atto sessuale, affermazioni come queste non possono che abbassare l’uomo al grado di bestia, e non uso a caso la parola sonoramente peggiore. Anche perché è tutta una costruzione commerciale, priva di qualsiasi fondamento, in quanto si riesce perfettamente ad amare anche al di fuori dell’atto sessuale in se. O almeno è quello che io credo. La difesa della libertà di pensiero (ahi severa Italia) mi impone di accettare anche verità che siano altro rispetto alla mia. Per questo voglio augurare a tutti un buon filosofico San Valentino. Al di là del lato ecclesiastico, mediatico e commerciale della festa, vivete il vostro giorno speciale come la celebrazione della perfezione dell’umanità nel sentimento che lega due metà opposte. Celebrate la festa del vostro amore, festeggiate la bellezza (e la fortuna che avete) del sentimento che vi lega. Da parte mia, anche io celebrerò San Valentino. Sarà una celebrazione piena di dubbi, di altre riflessioni e, probabilmente, di tristezza. Non importa. Si può amare, si deve amare, anche soffrendo. Si deve essere fieri ugualmente di amare una persona che, probabilmente, non ricambia. Questo è il mio credo. Anche se non andrò in pace. 12月24日 Ilioupersis parte IILa storia spesso è crudele ed ingiusta. Libro XXII dell'Iliade. Ettore e Achille. Sappiamo, da analisi critiche e stilistiche del poema, che esso è costruito su duelli individuali, che sono distribuiti nei vari libri. Nonostante l'immaginazione del lettore porti a vedere un'enorme pianura gremita di guerrieri intenti in epiche scene di guerra, Omero (o chi per lui) ci racconta solo attraverso duelli individuali. I più famosi, di solito, sono due: il primo, tra Menelao e Patroclo, e il secondo, culmine estremo della trama, tra Achille, campione dei greci, ed Ettore, campione dei troiani. Di quest'ultimo riflettevo oggi. Cosa sappiamo dei due personaggi? Si parte da Achille. Il campione dei greci, figlio di Teti, divinità marina, e Peleo. Purtroppo non ho le competenze per azzardarne l'etimologia. La questione è tutt'oggi dibattuta e molto complessa. Ufficialmente si crede che Achille significhi "senza labbra", in quanto secondo la leggenda, non succhiò mai latte materno. La mia etimologia (assolutamente priva di qualsiasi fondamento) invece è diversa: riflettendo oggi mi veniva da associare A-chille al verbo inglese "to kill", uccidere. Immaginando un'improbabile radice indoeuropea, contando l'alpha privativo, il significato sarebbe "immortale". Più consono, ma assolutamente fantasioso. Un po' come Erodoto, vi passo questa informazione, fatene ciò che volete. Lasciando da parte l'etimologia, vediamo cosa ci dice Omero su questo personaggio leggendario. il più potente guerriero, fisico invulnerabile, semidivinità, l'uomo più bello dell'esercito Acheo e del mondo, re. Caratterialmente arrogante e spocchioso, orgogliosissimo, ansioso di mostrare la sua forza. Con una considerazione un po' maligna, ma neanche tanto, l'uomo perfetto. Tutt'altro tipo di personaggio è invece Ettore. Figlio dei regnanti di Troia, fratello maggiore di Paride, sposato ad Andromaca, con un figlio, Astianatte. Etimologicamente, qui è Platone a parlare nel Cratilo, la radice è del verbo "ktaomai", in greco "possiedo", e ne indica il ruolo di principe e prossimo sovrano della città di Troia (secondo Platone Astianatte, da astu (città) e anax (signore) è un nome equivalente, in quanto dello stesso significato). Omero ce ne parla come del campione dei troiani, sposo e padre perfetto, saggio quanto abile in battaglia, secondo quasi a parimerito col solo Achille. Ovviamente i due arrivano al duello, il duello definitivo poi, nella meccanica scenica dell'Iliade. Di certo il gusto del pubblico contava parecchio nell'antichità, se si pensa poi che Iliade ed Odissea nella parte prima della loro storia vennero declamati a voce dagli aedi. Ma vi chiedo, è solo un'esigenza dettata dalla pubblicità (affermazione un po' provocatoria) oppure c'è qualcos'altro su cui Omero vuol far riflettere? Se vogliamo il duello è uno scontro di tipi umani. Achille, il guerriero che pensa solo all'onore, che si può permettere di litigare coi potenti, contro Ettore, padre di famiglia, oltre che guerriero. Riflettendo alla maniera dei greci, è inevitabile la vittoria di Achille. L'onore per un guerriero aristocratico greco è tutto, la guerra, paradossalmente, è vita, ed eterna poi. Omero distrugge totalmente Ettore nell'unica maniera possibile: lo colpisce nell'onore. Ettore rimane sempre un guerriero, non può, anzi, non deve provare timore verso l'avversario. E invece lo vediamo correre per tre volte attorno le mura di Troia, inseguito da Achille, sotto lo sguardo vigile del padre, della sposa e del figlio. In guerra non c'è tempo per la tenerezza: il libro VI, l'incotro tra Ettore e Andromaca alle porte Scee (che poi viene spesso considerato estraneo al nucleo del poema) mostra l'eroe vacillare alle lacrime di Andromaca e al timore di Astianatte verso l'armatura del padre. Ettore sapeva benissimo di essere destinato alla morte per mano di Achille. Ettore è umano, Ettore, nonostante sia costretto ad andare, ha paura, codardo alla stessa maniera del fratello Paride, salvato dalla dea Afrodite nel suo duello contro Menelao. La vittoria di Achille rappresenta benissimo la legge della selezione naturale espressa da Darwin: sopravvive solo il più forte. E sorprende che abbia fatto così tanto scalpore, quando in realtà era stato detto millenni prima. Ma io vi chiedo, provocatoriamente, chi ha veramente vinto? Mi sento sacrilego. Achille è la bomba atomica. Una marionetta, un pupazzo che combatte per Agamennone. Bello, muscoloso, straricco, ma idiota e vanaglorioso. Ettore è il re di Troia, che combatte non solo Achille, ma anche la paura, per salvare la sua famiglia, prima della sua città. Confesso di non aver saputo trattenere le lacrime alla lettura del libro VI. Ettore si toglie l'elmo, abbraccia Astianatte e immagina per il figlio un futuro glorioso. Sorride alla sua morte. Abbraccia e saluta per sempre anche la moglie, che riesce a trattenere a stento le lacrime, per poi sfogarle al tempio di Atena, supplicando la dea crudele di salvarle lo sposo (ricordiamo che padre e fratelli di Andromaca furono uccisi proprio dallo stesso Achille). Ettore muore disonorato, Achille che trascina il suo cadavere attaccato alla quadriga. Andromaca viene fatta schiava. Astianatte viene ucciso in un modo atroce: gettato dalla sommità delle mura di Troia. Avverto profonda tristezza, caro Ettore. Sognavi gloria per te, la tua casa e tuo figlio. D'altronde, non c'è gloria nei secoli per un normale padre di famiglia. E, come sempre, è il più forte che vince e sopravvive. Achille rimarrà glorioso ed immortale nella storia. Ettore invece sparisce così nel soffio del mito. Nell'antica Grecia non c'è spazio per i numeri 2, così come nella vita reale. E tanti piccoli Ettore, insieme a me, stanno rivestendosi dell'armatura e dell'elmo. Achille ci attende fuori le mura.
11月21日 IliopersisLa figura di Elena, moglie di Menelao, amante di Paride, ha sicuramente un enorme fascino, e, insieme alla Lesbia di catulliana memoria, o ad altre donne come l'Antigone sofoclea o la Medea di Euripide, suscita in molti grande controversia.
"Di tutta l'Iliade abbiamo ricavato una sola parola, un insulto" diceva stamattina la mia nuova professoressa di greco, riferendosi al valore che il nome della città Ionia ha assunto nel linguaggio corrente. Questa trasmigrazione di significato è opera principalmente della figura e della vicenda della più bella donna che la Storia abbia conosciuto, Elena appunto. L'adulterio della donna che lascia il marito Menelao e la fuga da Sparta a Troia l'hanno "etichettata" per sempre. Nel corso della Storia Elena è stata sempre l'esempio del motivo dell'inferiorità della donna, vista come un essere poco intelligente che, in preda agli istinti e dominata dalle passioni (così si potrebbero intendere le frecce di Eros, ossia come vittoria dell'istinto sulla ragione) compie scelte poco felici e scatena una guerra che causerà milioni di morti e tanta sofferenza (si pensi per esempio all'Odissea, che non sarebbe mai esistita...).
Alcuni autori però hanno preferito andare controcorrente, cercando di difenderla: è il caso di Gorgia, nel suo famoso Encomio, o di Euripide, nella tragedia omonima.
Fatto sta che non si possono prendere queste opere come difesa seria di questa donna. Gorgia era un sofista, non è improbabile che l'Encomio fosse una semplice dimostrazione della sua abilità nella retorica. Per quanto riguarda Euripide, la questione è più complessa, in quanto spesso nella tragedia non filtrano le idee dell'autore, quanto il dibattito di quell'epoca storica intorno alla questione.
Gnothi seauton. Conosci te stesso. Partendo da qui io ho deciso di tracciare una mia difesa di Elena.
Se si ripercorre l'episodio omerico, si può evincere che non c'è una "volontarietà" (in senso moderno) dell'agire di Elena. Il mito racconta che la dea Afrodite inviò Eros e fece invaghire la bella Elena di Paride. Seguendo questa versione, la colpa ricade sull'operato degli dei, non su Elena. Dei che in Omero sono più umani di quanto si pensi, in quanto in battaglia sanguinano e vengono feriti. Anche gli dei sbagliano dunque. Non solo. Nel poema si evince chiaramente che esiste una divinità superiore, che è più potente persino di Zeus, padre degli dei. La Moira, il Fato, che è al di sopra di tutto e tutti. Elena sembra più una vittima del destino, il capro espiatorio di una guerra di Troia che avrebbe dovuto esserci a priori.
Conosci te stesso. La cultura greca andava davvero fiera del "nous", della ratio, tant'è che la ragione era ciò che contraddistingueva il greco dal barbaro. Mi guardo dentro, io ragazzo contemporaneo studente della facoltà di Lettere curriculum Classico dell'Università di Macerata. Non esiste uomo che non sia dominato dalla passione. Nessuna freccia di Eros che vada a segno può lasciare indifferente qualsiasi essere umano.
Nel mito il dio dell'amore colpisce sia Elena, sia Paride. Ed entrambi vengono derisi allo stesso modo: Paride viene accusato di viltà persino dalla sua città, Troia, e la storia sembra poi essersi dimenticata di lui.
La verità è che l'uomo greco non poteva sopportare e accettare il fatto di essere una marionetta in preda agli istinti, che è impossibile controllare, e scaricava tutto questo peso sulla figura femminile, colpevolizzandola e demonizzandola.
Kalòs kai agathòs, bello e buono, era il concetto di nobiltà greco. Logicamente verrebbe da pensare che, essendo Elena la donna più bella del mondo...eppure non abbiamo nessuna riprova che questo assioma valga anche per le donne. Anzi, abbiamo tante riprove del contrario.
Di sicuro non possiamo dire che Elena sia una donna perfetta. Ma non si può nemmeno demonizzarla. Come dimostrano Antigone e Socrate, ci sono leggi non scritte a cui si deve tacitamente obbedire. Paradossalmente è impossibile il più delle volte imporre al proprio ego la legge del nous. Non si diventa "uomini" sopprimendo gli istinti, né controllandoli.
La psicologia moderna direbbe che Elena "non provava più sentimenti" verso Menelao che, considerandola un oggetto di valore quasi infimo, oppure come qualcosa di dovuto, la trascurava, preferendo occuparsi d'altro.
L'amore di una donna è qualcosa di bellissimo, non un bene acquistabile. Elena era una donna che andava semplicemente capita. Nessuna donna può essere trattata allo stesso modo di un'altra. Ognuna racchiude in se un universo infinito; ogni universo presenta una propria bellezza; ogni universo è diverso dall'altro. E non ho usato "universo" a caso. L'ho usato proprio per intendere qualcosa di infinitamente grande. In uno spazio così vasto è inevitabile che ci sia qualcosa (anche una parte consistente) che stona, che è contraddittorio, che è impossibile da accettare.
Il nous vero, ciò che rende l'uomo Uomo, è saperlo accettare.
E' strano dare ancora rilevanza a figure mitologiche che o non sono esistite oppure sono comunque vecchie di tremilla anni e passa. Eppure sono straordinariamente attuali, anche a distanza di millenni. Se Menelao avesse capito Elena forse non ci sarebbe stata la guerra. Fuor di metafora, se ci si sforzasse di capire l'Elena della nostra vita...e qui volutamente mi fermo.
Ricordate sempre che ogni Elena è diversa. E ricordate che non sempre la stessa tipoogia di eroe è capace di riuscire nell'impresa.
Avere il coraggio di tentare rende già di per se degli eroi. Punto. Resta il fatto comunque che nella maggior parte dei casi sono loro le vere eroine. Se non esistessero, non esisterebbe nemmeno l'eroe. |
Un uomo che legge ne vale due
Basta il proibizionismo nei videogiochi!
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